Foundation Myths, storia di un terreno

20161210_101838.jpgVi siete mai ritrovati a passeggiare per le verdi strade di un giardino per poi essere abbagliati dallo scintillio della scoperta? Camminare tranquilli sotto al fievole sole di una giornata nuvolosa e venire sorpresi improvvisamente dalla possibilità di assistere a qualcosa di inatteso? Ecco, qualcosa di molto simile accade passeggiando nei pressi del  Bearparks Garden a York, dove ha sede la York Art Gallery . Qui il collettivo Ordinary Architecture crea un’installazione la “Foundation Myths”  capace di rapire lo sguardo del casuale voyer e di proiettarlo in tempi e spazi dimenticati.

20161210_101854Su un terreno erboso, si stagliano incompresi alcuni tronchi di alberi gialli. La loro corteccia è ceramica dall’intenso colore giallo canarino e insieme formano una sorta di recinto rettangolare. La forza visiva è notevole, nonostante il contrasto così netto tra il colore dell’opera e il colore verde dell’ambiente in cui è immersa.  L’armonia regna sovrana e regala una sensazione di meraviglia e serenità. Il disturbo del contrasto viene infatti mitigato dallo stupore di trovarsi di fronte a qualcosa di conosciuto, ma che ha assunto connotazioni diverse che non vengono però percepite come negative.

20161210_101804Gli artisti riscoprono il vissuto del territorio e la sua storia nel tentativo di ridare splendore a ciò che un tempo era un luogo attivo, pieno di incanto e di contemplazione. Sono poche infatti le persone che passeggiando per questi giardini si domandano come sono nati. Anche se i ruderi dell’abbazia di Santa Maria catturano l’occhio del visitatore pochi si rendono conto di camminare sulle rovine di quel che un tempo fu quest’edificio. Facendo attenzione e guardando in terra, si può però notare la linea di pietre che contorna quello che prima era lo spazio dove si innalzava l’abbazia e nessuno si rende conto di camminare all’interno di quella che un tempo fu una chiesa. L’opera si fa nodo che lega due temporalità, il passato e il presente, convertendo lo sguardo dell’ignaro visitatore da vuoto a pieno mostrando ed insegnando come la natura al contatto con la storia possa cambiare teoricamente e praticamente l’idea di architettura. Si apre così uno sguardo più attento sull’evoluzione del contesto. Terreno usato prima dai monaci come frutteto diviene ora terreno didattico capaci di instaurare un nuovo rapporto con il passante. Scocca la scintilla della riflessione sul cambiamento attraverso il rapporto tra la sottolineatura dell’installazione e il mana che permea il luogo.

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