Richard Wright e la fragilità

«L’ arte non può durare, è una realtà fragile, fatta per l’ oggi e non per il futuro». Richard Wright

Uno spazio bianco, spoglio, quasi ascetico. Si percepisce una sensazione di vuoto, finché l’occhio non riconosce dei riflessi di luce che inondano la superficie piana del pavimento. Tre vetrate posizionate sul lato sud della stanza ovale filtrano all’interno di essa fasci di luce spezzata, disegnando a terra intriganti intrecci di triangoli di varie forme. E’ questa l’opera di Richard Wright, che per la prima volta espone alla Gagosian Gallery di Roma. E’ un’ opera eterea e nella sua semplicità complessa. La luce proiettata a terra è come un mare in continuo movimento, il cui flusso è regolato dallo scorrere del tempo. Le vetrate con la loro trama in piombo diventano il mezzo con il quale può concretizzarsi l’apparizione visibile dell’elemento immateriale ed effimero che è la luce naturale, vera protagonista di questa opera site specific. Nonostante il suo aspetto semplice ed essenziale l’opera può considerarsi come un qualcosa di complesso e non subito chiaro a chi la guarda, ma dopo un’ attenta visione e una lunga riflessione si può ben comprendere come l’artista metta in scena un esempio di pura poesia. Lo spazio da che in un primo momento sembrava asettico e privo di qualcosa si tramuta in uno spazio sacrale, dove la luce si manifesta e riempie lo spazio trasformandolo così come accadeva nelle chiese gotiche. L’atmosfera ora ai nostri occhi acquista una forte carica sacrale.

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Richard Wright, No title, 2015, Gagosian Gallery Roma

Richard Wright è un artista londinese che emerge dal gruppo degli Young British Artists degli anni ’90. La sua arte è intrisa di vari elementi provenienti dalla minimal art, dalla storia (Rinascimento e Medioevo), e dalla cultura orientale. Il mix tra questi elementi e il suo forte interesse per lo spazio e la luce naturale creano opere con spiccate connotazioni magiche e poetiche.

IMG-20151209-WA0006Importante è anche il principale credo sul quale l’artista fonda il suo lavoro. Il concetto di durata. Wright decide infatti al termine della mostra di distruggere il suo operato, così come ha fatto in altri suoi lavori precedenti (“Wall drawings” con il quale ha vinto il Turner Prize nel 2009 a Londra). Per lui l’opera non può vivere oltre il tempo della sua esposizione. Ed è forse questo che rende ancora più interessante il suo lavoro. Siamo di fronte a un tipo di arte che non è permanente e non conosce il “per sempre”. Si tratta di un’ arte delicata ed effimera, come dice Richard “fragile”, che si antropomorfizza. L’arte si avvicina a noi esseri umani ricordandoci il nostro stato mortale e la nostra caducità.

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