Taryn Simon, i fiori del potere.

“Credo che sia legato a una lotta continua per trovare una sorta di ordine o di equazione nel caos.” Taryn Simon

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Taryn Simon, mostra “Paperwork and the Will of Capital”, Gagosian Gallery, Roma, 2016

Non sempre la realtà si rivela a prima vista. Essa ama giocare a nascondino e indossando bellissime maschere, vive celandosi finché arrivato il momento propizio non svela l’inganno togliendo la sua protezione e mostrando la sua verità. E’ un inganno a fin di bene quello che realizza l’apparenza, essa  diviene mediatrice cosciente e amica sensibile in grado di cogliere il momento utile per rivelarsi. Rivelazione, scoperta e verità appaiono come mete ultime del percorso conoscitivo che si dipana come un viaggio. E in questo viaggio si colloca l’opera “Paperwork and the Will of Capital” di Taryn Simon, esposta alla Gagosian Gallery di Roma, che ci porta alla scoperta del mondo politico che crea e plasma, con le sue scelte, il nostro presente e la nostra realtà ogni giorno.

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L’obiettivo di Taryn immortala, cristallizzando, allegre e maestose composizioni floreali. Si scorgono rose, iris, gigli, gerbere e tanti altri protagonisti che dialogando tra loro, si stagliano armoniosi su fondali colorati, creando un gradevole contrasto cromatico. L’occhio rimane incantato dalla bellezza delle nature morte, ma la loro immagine non è che apparenza, poiché la loro essenza in realtà è quella di essere testimonianza e simbolo delle decisioni politiche ed economiche prese dalle varie nazioni nel mondo. Sono un dolce specchio per le allodole, che attrae magneticamente e ricorda l’importanza delle determinanti trattative ed accordi che hanno cambiato negli anni il nostro attuale modo di vivere. Dunque non è così difficile riuscire ad immaginare l’accostamento di due mondi (natura e politica) all’apparenza così distanti. Entrambi esercitano potere. Quante volte un fiore ha fatto la differenza durante un litigio o in una situazione romantica? La sua delicatezza e la sua fragilità non rappresentano un limite, anzi sono proprio questi suoi attributi a definire la sua forza e il suo potere.

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Attraverso la precisione nel dettaglio l’artista enfatizza la concretezza e il peso degli accordi presi e al contempo rivela lo stretto legame della fotografia con la pittura. Le foto difatti sono così minuziosamente perfette e dai colori così pastosi da sembrare dei perfetti dipinti ad olio più che delle semplici fotografie. L’illusione è estrema e perfettamente riuscita. Si percepisce uno strano senso di disorientamento nella constatazione che si tratta della vera realtà che viene rivelata, ma non si è in presenza di una realtà in grado di riportare solo il soggetto catturato dallo scatto. E’ una realtà che si fa carne viva, forma reale di una similitudine e di un paragone spiazzante ma al tempo stesso famigliare. Il mondo del potere politico si incarna nel regale regno floreale. E’ quest’ultimo che con la sua immagine perfetta e la sua carica espressiva rende ancora più potente il mondo che va a rappresentare, in un gioco sorprendente di scambio di significati e allusioni.

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L’armonia che regna sovrana nelle composizioni riecheggia la stessa che vige nell’arte classica greca, così come anche l’equilibrio che sembra quasi far fluttuare le forme in un’aria immutabile. Il momento è bloccato nel tempo. Da qui nasce la staticità, ma questa viene frammista dalla dinamicità delle tensioni partorite dalle speranze e dalle paure riposte nelle azioni di chi detiene ed esercita il potere. Simon dà rilievo a queste speranze e a questi timori con leggiadra maestria. Focalizzandosi sui momenti chiave e trasmutandoli, li libera dalla loro unica forma, avvicinandoli come con uno zoom agli occhi del pubblico. Diventiamo falene attratte dalla luce e in questo modo riusciamo a prendere atto del bicchiere mezzo pieno, che tante volte confondiamo con quello mezzo vuoto, e degli sforzi che per tanti anni si sono fatti affinché avvenissero reali cambiamenti positivi nel mondo a livello globale. Perciò l’opera di Simon è così importante, essa ci aiuta a vedere ciò che da soli non saremo in grado di vedere.

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