L’atto creativo e Prototypology

“Scopre le diverse incarnazioni dei processi preliminari di ricerca, di sviluppo e di progressione per rivelare infine la pratica individuale di ciascun artista – la natura stessa dell’innovazione”  Aaron Moulton

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mostra “Prototypology”, 2016, Gagosian Gallery, Roma

Creatore o artefice? C’è differenza tra questi due aspetti. La creazione di qualcosa implica l’utilizzo del “nulla” come materia prima, si crea dal niente, mentre quando si parla di “fare” e quindi di essere artefice si costruisce sempre da un elemento già costituito seppur nella sua più piccola unità base. Quindi l’artista può essere considerato artefice, ma non creatore. Nonostante ciò egli è in grado di avvicinarsi all’esperienza mistica della creazione proprio tramite questa sua capacità di essere artefice e di poter plasmare qualsiasi materia attraverso l’immaginazione e la creatività. Il desiderio di dare forma perfetta al proprio pensiero e alla propria interiorità, spinge colui che è artista a iniziare il progetto che porterà al lavoro finito. In questa fase le idee si rincorrono ossessivamente nella mente dall’artista e danno vita a modelli, bozze e prove che diventano embrione nascente della continua ricerca. Questa delicata e affascinante fase progettuale ci viene mostrata da “Prototypology”, mostra ospitata alla Gagosian Gallery di Roma, spazio sempre in continua trasformazione.

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Nello spazio si può percepire la vibrante energia emanata dai numerosi e vari studi realizzati da trenta diversi artisti. Sono trenta teste che nella loro singolarità creano idee uniche e fuori dagli schemi. La varietà è l’elemento comune ed è ciò che rende veramente interessanti tali prove. Nel dipanarsi della mostra troviamo: modellini in legno di trottole dell’artista Allan Mccollum; le stampe preparatorie con la casa che affonda per il lavoro “An Artwork About My Parents” di Mike Bouchet ; gli schizzi in vinile e smalto su mylar di Will Boone, le prove con matita e collage di Cy Twombly, il modello di mano robotica realizzato con laser sinterizzato plastica, poliuretano e alluminio di Aleksandra Domanovic; gli schizzi e i modellini di Robert Therrien, ecc. L’ironia condisce molte di queste prove come ad esempio nella fotografia dello sbattitore che impasta il colore di Rudolf Stingel, nel segnale di pericolo stradale che viene infilzato dal suo stesso supporto del russo Vladimir Arkhipov ; nelle stampe a pigmenti su carta per il lavoro “35 images of Russian homemade things” sempre di Arkhipov , nelle tre scarpe allineate di Jason Dodge, nella prova di  Giuseppe Penone per “L’uomo scompare nella terra” realizzata con matita acquerello e inchiostro e nei prototipi di funghi per “Giant Triple Mushroom” di Castern Holler.

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La materia è protagonista indiscussa della fase nascente dell’opera. Gli artisti utilizzano una varietà sconcertante di materie che mescolandosi insieme creano entità in continuo mutamento. La matita si fonde con l’acquerello e l’inchiostro, il poliestere con la resina, lo stucco e la vernice, il cuoio con il bronzo e il legno, il collage con l’acrilico, il vetro specchiato con l’alluminio e l’acrilico, ecc. Troppe da elencare tutte, queste materie sono le portatrici sacre di infinite possibilità creative. L’immaginazione viene così filtrata prima dalla materia poi da una serie di prove iniziali, grazie alle quali viene data una forma definitiva al materiale grezzo. Si procede per addizioni e sottrazioni, quasi un processo matematico dove si moltiplica e si divide incessantemente. La trasmutazione cambia forma sia alla materia sia all’idea di partenza che attraverso la negazione di se stessa può essere riaffermata o superata con il lavoro finale. Tutto ciò che si otterrà alla fine del paziente processo sarà un lavoro di squisita qualità. L’opera ultima diventa emblema di ciò che è stato, il prodotto delle fasi che l’hanno portata ad essere ciò che è. Ed è per questo che non bisogna mai trascurare l’origine dell’idea, il grezzo liquido dal quale essa nasce e si evolve. Fine ed inizio hanno la stessa importanza e così le fasi che si interpongono tra esse. E’ un viaggio, una trasformazione, una metamorfosi alla scoperta di ciò che dal “può essere” porta al “diventare”.

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La moltitudine di materie utilizzate e l’infinità di possibilità creative danno ampio respiro a questi artisti che con assoluta libertà realizzano il loro pensiero dandogli sostanza reale e concreta attraverso le vari fasi del processo artistico. Le opere come farfalle si concretizzano lentamente, partendo dal loro stato germinale, come i bruchi si chiudono nel bozzolo e aspettano di uscire per mutare forma e volare. La trasformazione avviene lentamente e con pazienza. L’artista non ha fretta di creare, il suo portare alla luce è un partorire opere che siano quanto più simili a ciò che egli tenta di esprimere con le sue idee e con il suo Io. L’evoluzione richiede tempo e il mutamento non è mai indolore. Bisogna sacrificare per creare. Il cambiamento è un giudice attento e un dio avido di sacrifici, promette tanto ed esige tanto a sua volta. Ma ciò non ferma gli artisti che consapevoli di questa condizione, coraggiosamente si apprestano al fare artistico. Per avere l’occasione di sentire e vivere in minima parte la sensazione portata dall’atto creativo che regala libertà, estasi e gioia.

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