Three Romans, dialoghi aperti

“Credo sia fondamentale per l’artista, per il suo lavoro, scambiare il più possibile visioni, idee, fantasie. Senza scambio non ci sarebbe nessuna creazione, nessuna produzione”.  Emiliano Maggi

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Mostra “Three Romans”, Galleria Locarn O’ Neill, 2015

Incontrarsi e crescere. E’ questo che ci spiegano le opere di Emiliano Maggi, Gianni Politi e Marco Palmieri nella mostra Three Romans presso gli spazi della Galleria Lorcan O’ Neill. Tra statue dalle sembianze inquietanti, quadri di mille spessori e tele dalle delicate fattezze ci si immerge in un mondo fatto di dialogo e contrapposizioni tra opere che in apparenza non sembrano avere alcun legame, ma che in realtà sono incatenate dalla forza attrattiva della conoscenza. Se si fa attenzione infatti si può ben percepire un’animata conversazione tra i lavori che dialogano ognuno con il suo linguaggio, ognuno con il suo modo unico di essere e si mettono a confronto mettendosi a nudo nella loro reale essenza.

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Emiliano Maggi, Ghostdancer n°1, 2015

Le opere di Maggi parlano di un mondo fantastico, governato da leggi magiche e abitato da strane figure spettrali, presenze inquietanti ma al tempo stesso magnetiche, che emanano un logorante sentimento di nostalgia. Nostalgia che si rispecchia nell’aria aleatoria ed evanescente di questi personaggi. Maggi tenta di dar corpo al ricordo delle persone che hanno fatto parte del suo passato. Così scopriamo che queste figure così enigmatiche ed ambivalenti non sono altro che l’incarnazione incorporea di familiari e amici di Maggi. Persone dei ricordi che egli ritrova e fa riemergere sulla tela per prendere parte alla festa del loro breve rendez vous. Sospesi in un tempo atemporale, dove festeggiano la loro uscita dalla gabbia della memoria e dal tempo reale, essi continuano ad avere un aspetto volutamente precario e immateriale. Rimangono intangibili ed evanescenti consapevoli che il loro incontro e la loro festa è destinata a finire e loro a svanire nuovamente nella loro prigione, ma il loro passaggio rimane cristallizzato dalla mano di Maggi che per non dimenticare li ferma prendendo nota del felice evento.

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Gli strati sovrapposti delle tele di Politi parlano invece di viaggi di esperienze e di incontri. La sovrapposizione diventa metafora concreta sulle grandi superfici che si tingono di varie tinte. Momento sopra momento, le emozioni giocano a nascondino tra loro nell’intricata trama dei materiali. Si viene a celebrare la felice unione tra nuovo e vecchio, pensieri odierni e ricordi che si ritrovano, legandosi indissolubilmente. Passato e presente sono ora la stessa cosa, e possono così riaffiorare le tracce di ciò che è stato, delle storie e degli eventi passati che acquistano nuovi e sorprendenti significati attraverso la loro stessa attenta analisi che permette a queste storie di tornare alla luce e di rinascere dalle ceneri della dimenticanza, attraverso l’occhio scrutatore ed insaziabile del visitatore che avido di storie si perde in questi lavori.

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Gianni Politi, Totenmaske des Tutanchamun, 2015

Le opere di Palmieri parlano, al contrario di quelle di Politi, una lingua essenziale, concisa, tramite una linea morbida e sinuosa che dà forma a delicati ritratti fluttuanti. La linea nera definita e i colori piatti e uniformi sono le uniche cose a dare peso a questi visi. Il vuoto, le attese si contrappongono a un segno forte ma gentile, il cui passaggio è deciso ma non prepotente, e la cui innegabile presenza dà consistenza alle fragili immagini di questo universo. Le composizioni e i volti sono leggeri come i ricordi. Ed è il ricordo del persistente amore per Matisse che Palmieri provava fin dalla tenera età, che perseguita dolcemente il suo segno e che l’artista decide di celebrare in queste tele, facendo aleggiare questa magica presenza che lo conduce come il filo di Arianna attraverso una comprensione maggiore della sua passione per il suo idolo e per la sua pittura.

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Marco Palmieri, 2015

I ricordi sono l’inesauribile fonte creatrice per l’ispirazione di questi tre artisti che fanno riemergere mondi lontani, plasmandoli secondo il loro pensiero attuale. Gli artisti vivono sulla loro pelle quella strana e incalzante nostalgia che li porta ad essere turisti della storia. Le opere si tramutano in ricche casseforti che accolgono e custodiscono i diversi passati degli artisti. I ricordi riemersi si presentano si incontrano instaurando il dialogo e creando un legame. Ed è tramite la riscoperta e la metamorfosi che i tre ci offrono nuove e innovative suggestioni che invadono la nostra immaginazione portando la nostra mente in condizione di percepire alternative realtà di esistenza.