Gillo Dorfles, il diamante nell’oceano.

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Gillo Dorfles, mostra “Gillo Dorfles, Essere nel tempo”, Macro Nizza di Roma, 2016

“Dipingo quelle forme che mi ossessionano, che mi si agitano dentro” Gillo Dorfles

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Immenso. Sicuramente questo è il termine che può definire meglio il lavoro di una personalità poliedrica come quella di Gillo Dorfles, critico ed artista, che ha rivoluzionato non solo il modo di vedere e di vivere la bellezza, ma che è anche riuscito a plasmare le menti di un popolo inconsapevole del suo dna votato per nascita all’arte e al concetto del bello, rendendolo recettivo ed intuitivo. Facendosi portatore di idee fresche ed innovatrici è divenuto uno dei mattoni che hanno costruito il pensiero artistico italiano nella seconda metà del XIX secolo. Il suo eccezionale percorso ci viene rivelato nella (anch’essa immensa) mostra antologica “Gillo Dorfles, Essere nel tempo” ad esso dedicato all’interno del Macro Nizza di Roma. Dorfles ci mostra come sia possibile rimanere fedeli a se stessi, al proprio Io, nonostante lo scorrere del tempo ed il passare degli eventi e delle novità.

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Segni ondulati e sinuosi, forme ambigue e deformate, macchie piatte e dense questi sono i moduli costitutivi con cui Dorfles costruisce i suoi microuniversi di tela. In essi galleggiano amorfe figure, contese tra astrazione e figurazione. Queste non si schierano in nessuno dei due poli, ma li annullano assorbendo il meglio da entrambi. Si vengono a formare così forme neutre e figure neutrali che stagliandosi dirompenti nel nuovo e limpido universo, riescono a comunicare con vivida forza, facendo emergere l’Io più profondo e nascosto dell’artista. Sono messaggeri atemporali di un inconscio non più celato che si mette in contatto con il mondo esterno, esteriorizzandosi e rendendosi visibile, ma senza realmente toccare l’ambiente circostante. Non vi è nessuna contaminazione, nessuna influenza, nessuna mutazione. La deformazione è data solo dalla stessa essenza delle forme. Esse si mostrano rimanendo immutate nonostante tutto. Sono eterne nel loro limbo cristallizzato. Accanto ad esse scorrono eventi, fatti, mode ma esse imperturbabili osservano indifferenti e  indisturbate il triste evento del cambiamento continuamente in atto. Il loro è un vivere e un muoversi solo all’interno del loro mondo inviolabile, in questo possono correre liberamente e realizzarsi nella loro vera realtà.

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Le opere di Dorfles sono come neri scogli che sfidano il mare e le intemperie. Travolti dalle violente e incessanti onde si elevano nella loro fissità e nella loro bellezza. Il contrasto tra l’invariabilità e la mutevolezza dona un’ innata vitalità alle immagini. Immagini che si mostrano risalendo dagli antri angusti e dimenticati dell’animo umano. Nel buio raggelante esse avanzano raggiungendo la superficie e svelandosi nelle loro spettacolari forme. Sono immagini che si formalizzano partendo da archetipi dell’Io ben precisi. Il gusto estetico poi agisce come filtro nella selezione e nella modifica di queste immagini che nella loro coscienza decidono di rivelarsi all’artista e al mondo. Profondamente immaginifiche e spontanee le forme di Dorfles ci fanno interrogare sul nostro Io, troppe volte inascoltato, e sulle nostre emozioni, tante volte celate. La sua spontaneità ci è da monito a vivere più pienamente e consapevolmente le nostre esistenze, cercando la vera bellezza e l’unicità delle cose che ci circondano. Il suo è un mondo che non permette l’omologazione. Il dna è insito in ogni forma e ciò  la rende singolare e  diversa da tutte le altre per quanto possa esserci una parvenza di somiglianza.

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Bellezza, verità, gusto non sempre è stato facile il percorso di questo artista che così sapientemente è riuscito a dosare continuamente questi tre ingredienti per creare opere uniche ed in un certo senso eterne, ancelle di un tempo eternamente presente che s’incontra con l’incostante e sfuggevole futuro. La durata per quanto oggettivamente misurabile può assumere anche i connotati di tempo soggettivo, e cristallizzare un tempo mutevole come quello interiore nel quale ogni individuo possa immergesi e rispecchiare i propri archetipi è ancora una volta impresa ardua. Ulteriore ostacolo si configura poi nella stessa figura di Dorfles, che più di una volta si è dovuto confrontare con la sua anima di severo e oggettivo critico, ma ciò non lo ha limitato. Egli ha saputo distaccarsi dal suo doppio in modo intelligente, senza mai perdere il gusto estetico che caratterizza  entrambi gli aspetti della sua persona. Nel fare arte egli riscopre il suo essere bambino, e rivive l’esperienza di essere ripreso dal buon senso degli adulti. Così l’artista bambino riesce a scostarsi dal critico adulto. L’adulto è obbligato per dovere a dispensare consigli e divieti, giudicando costantemente la condotta del bambino. Il suo è un ruolo difficile e scomodo, ma se svolto correttamente porta coscienza e civiltà. Il bambino deve dal canto suo non farsi influenzare completamente dai giudizi dell’adulto, ma farsi solo guidare in modo da seguire la propria strada personale che lo condurrà alla realizzazione di una vita felice, rimanendo sempre fedele a se stesso. Ed è questa forse la lezione più grande che ci impartisce Dorfles. Non tradire i nostri valori, i nostri pensieri ed il nostro Io, ma cercare di vivere credendo costantemente nel nostro valore di persone uniche ed insostituibili che solo rimanendo se stesse e non imitando gli altri possono apportare novità e miglioramenti alla società.

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