None, viaggio nel database

“Ci interessa portare il fruitore in una dimensione realizzata con questo immaginario, dove lo spazio e il tempo non esistono” cit. Deep Dream_Act II

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None, Deep Dream Act II, mostra “DigitalLife” , Macro Testaccio Pelada, Roma, 2016

Che siate nerd o semplicemente amanti della tecnologia, ma anche profani del mondo dei computer sicuramente l’opera “Deep Dream_Act II”, progettata in occasione della mostra DigitalLife al Macro Testaccio dal collettivo None, non potrà non sconvolgervi notevolmente. Esperienza trascendentale in un certo senso, conduce il fruitore in una sorta di realtà virtuale nella quale è facile smarrirsi e rimanere scioccati. Come Marty Mcfly nel film degli anni 80′ “Ritorno al futuro”, il fruitore viene letteralmente trascinato attraverso un tempo ancora inesplorato, di cui si fa fatica a riconoscere l’esistenza. In questo caso però non si tratta del tempo di un immaginario futuro prossimo quanto piuttosto del tempo che al giorno d’oggi quotidianamente impieghiamo in rete. Ogni giorno navighiamo senza sosta e senza metà in un mare di dati che rifluiscono come onde accumulandosi e stratificandosi, e tutte le immagini e le informazioni che si visualizziano costruiscono una parte considerevole della coscienza collettiva degli utenti e quindi di ogni persona.

img-20161016-wa0049“Deep Dream_Act II” come installazione immersiva permette al fruitore di viaggiare all’interno dell’interrotto flusso di dati che si evolve aggiornandosi continuamente in internet. All’interno di una stanza specchiata, degli input visivi costituiti da piccole immagini luminose ad alternanza si accendono e si spengono creando una danza unica di dati, che passano in rassegna ai nostri occhi. Complice della riuscita magistrale dell’opera è anche la parte sonora che attraverso rumori sempre più forti e cacofonici, riesce ad amplificare l’illusione di essere realmente all’interno del regno di internet. Ma forse in realtà l’illusione non è poi così illusione, in quanto i dati vengono mostrati in modo reale e tangibile. Il fruitore diviene navigatore ed esploratore del mondo racchiuso all’interno dell’immensa rete, che collega istantaneamente ogni server e di conseguenza ogni utente. A galla emerge il processo dietro al servizio, e l’impatto con la marea gigantesca e incalcolabile di dati fa sì che il fruitore sia allo stesso tempo attratto e respinto dall’opera stessa. L’eccitazione data dal ritmo crescente delle immagini che appaiono e scompaiono in una caleidoscopica danza di presenza-assenza, viene attutita dal profondo senso di smarrimento che si prova con il crescere esponenziale delle immagini che si presentano nello spazio. Il bombardamento ottico e acustico partorisce il senso di caoticità e di confusione che lascia spazio alla non comprensione e al rifiuto. Ma dopo la paralisi subentra l’estasi per un inatteso carattere sublime.

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Il senso di sublime è percepibile in modo molto netto. La fascinazione e l’attrazione scaturiscono dal fatto che il fruitore si sente in un certo senso creatore egli stesso di questo mondo computerizzato e connesso. E’ lui insieme ad ogni altro individuo, compresi noi, a formare la comunità degli utenti. Siamo tutti noi a scegliere in ogni istante i contenuti ai quali vogliamo avere accesso e che vogliamo visualizzare. Il database quindi non è altro che l’enorme archivio digitale dei nostri desideri, dei nostri pensieri e delle nostre idee. Insieme viviamo nel mondo irreale della connessione, che grazie alla nostra continua partecipazione si concretizza ed è in grado di esistere. E’ un mondo dipendente dall’essere umano, ma quest’opera apre la riflessione anche per la domanda inversa, che ora appare quasi scontata: Siamo divenuti anche noi dipendenti da questo mondo irreale? La risposta è illustrata molto bene da “Deep Dream_Act II”, che con il suo infinito circolo di dati ci ricorda il nostro attuale stato di assoggettamento ai social e alla rete. Si è schiavi della connessione e questo apre nuove questioni e nuovi interrogativi nel campo dell’etica e della psicologia umana. Ed è questa la potenza di un’opera che pone l’accento su una nuova psicosi, che ci accompagna e ci accompagnerà per molto tempo se sottovalutata.

 

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