Cristiano Pintaldi e lo schermo riflesso

“La televisione è per me fonte di ispirazione primaria. Sono sempre stato attratto dall’idea di utilizzare la televisione come elemento che testimoni un’epoca, una generazione. La televisione è realtà doppia, materiale e virtuale, ed ha assunto oggi una importanza totale.” Cristiano Pintaldi

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Cristiano Pintaldi, mostra “Dalla luce alla materia”, 2015, Macro Testaccio, Roma

La scomposizione è un processo che molto spesso spaventa. Dividere e frazionare sono parole astiose, che non piacciono, poiché sono collegate ad idee quali: smantellare, finire ed eliminare. La distruzione tramite la divisione è una cosa che terrorizza. Ma nel suo lato più catastrofico, più buio si nasconde la divina potenzialità creatrice. In fin dei conti la nostra realtà è forgiata grazie agli atomi, la più piccola unità che costituisce la materia e questi a loro volta sono costituiti da unità ancora più piccole, i protoni e gli elettroni. Tutto nasce dall’aggregazione di unità base. Analizzare il processo di scomposizione, andare a ritroso non dovrebbe spaventarci, ma aprirci nuove porte sulle infinite possibilità di combinazione, unione e creazione.

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Strizza l’occhio a questo processo di scomposizione l’artista Cristiano Pintaldi, che attraverso i suoi lavori nella mostra “Dalla luce alla materia” negli stabilimenti del Macro di Roma, ci offre una visuale alquanto insolita. Entrando nella sala troviamo immagini prese dalla nostra realtà che per la loro perfezione sembrano gigantografie fotografiche. Avvicinandoci alle opere ci accorgiamo di una certa sfumatura che non può essere né data né ammessa dalla fotografia (in quanto essa registra solo il dato reale di fronte all’obiettivo) . Andando sempre più vicino si nota facilmente che l’immagine è costruita tramite dei punti di colore. Sono pixel artigianali che tramite la tipica colorazione RGB (Red, Green, Blue) del mondo computerizzato, realizzano immagini di varie formati.

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Il pixel (contrazione di picture element), che normalmente è l’unità strutturale che compone una comune immagine digitale, diventa in questi lavori unità compositiva dalla quale prende forma l’immagine pittorica. Si riscopre così l’importanza della base, del principio strutturale che genera e assembla insieme le unità per dare forma all’informe, come già avevano fatto i divisionisti e i puntinisti già a metà del ‘800. Interessante è il fatto che Pintaldi utilizzi proprio l’elemento del pixel, emblema del progresso tecnologico odierno  come basamento e pilastro portante per le sue composizioni.  La realtà naturale vista dall’occhio umano si trasforma in realtà virtuale attraverso la sua costruzione artificiale che mira a una trasformazione macchinicistica della realtà.

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L’attenzione per la tecnologia e la comunicazione acquistano un ruolo decisivo per l’ispirazione dell’artista che ci mostra il potere di queste realtà sulla nostra mente e sul nostro subconscio.  Riconosciamo nei suoi lavori immagini familiari che ricorrono nella nostra mente come un déja vu. Sono immagini legate al mondo contemporaneo e alla nostra attualità. Ci sono volti di personaggi famosi attori, politici, religiosi; eventi di cronaca come l’attacco alle torri gemelle nel 2001; paurosi disastri climatici come uragani e tempeste; aerei che solcano incessantemente i cieli lasciando dietro una compatta scia; monumenti e luoghi di interesse culturale colpiti da saettati e temerari fulmini e ancora immagini tratte dall’immaginario filmico o passate alla storia come il logo dell’antenna della RKO pictures.

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E’ una realtà fittizia, irreale, ovattata anche se le immagini proposte appartengono al mondo reale. Questa dicotomia tra finzione e verità crea due mondi paralleli, due specchi speculari nei quali è possibile perdersi. Gli occhi vagano confusi cercando la verità nella nebulosa virtualità, come negli schermi retro-illuminati delle televisioni e dei computer. Il fruitore vive l’attesa dell’emersione delle figure fluttuanti, che galleggiano nello spazio del dipinto. Il tempo si ferma e si cristallizza. L’immagine si materializza in un’ aria rarefatta, dove le figure emerse cercano e reclamano il contatto con lo spettatore, che riesce a percepire la contraddittorietà nella loro rivelazione. La profondità spiccata e il senso illusorio di un falso 3D rendono facile l’immersione totale dello spettatore nelle opere. Le contraddizioni, la familiarità e la virtualità rendono notevole, intrigante e innovativa la visione espressa da Pintaldi.