Yayoi Kusama, l’invasione delle zucche

“Ho anche avuto giorni bui e sfortunati, ma li ho superati con il potere dell’arte.” cit. Yayoi Kasuma

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Yayoi Kusama, “All the Eternal Love I Have for the Pumpkins”, mostra “LOVE”, Chiostro del Bramante, Roma, 2017

Immergersi in un mondo altro, respirare un’ aria diversa rarefatta eppure così reale. Questo è ciò che si prova immergendosi nella surreale installazione di Yayoi Kusama “All the Eternal Love I Have for the Pumpkins” ospitata presso la mostra Love nei suggestivi spazi del Chiostro del Bramante a Roma. Un’altra realtà si cela dietro la maschera del vivere quotidiano e aprendo la bianca porta della piccola stanza ci si trova catapultati in uno spazio popolato da ortaggi, che si moltiplicano in una parossistica invasione infinita.

20170208_115210.jpgIl fruitore viene immerso in un campo fertile e lussureggiante ed il suo sguardo si perde in una distesa infinità di zucche, che dal loro interno irradiano una surreale luce arancio-giallastra. Torce tutelari illuminano e rischiarano il buio assoluto del nuovo spazio e mostrano plateali l’esistenza di nuove dimensioni. Nel campo sterminato si ritrova pace e silenzio, avvolti in uno spazio mistico, solo in un secondo momento si riesce a percepire il rumore sconvolgente, che viene dalla coesistenza forzata delle proliferanti zucche. Queste si moltiplicano senza sosta e da tutte le parti emettendo una vibrazione perenne e costante. E’ una vera e propria invasione. Il vuoto non deve e non può esistere. Perfino il fruitore raddoppia e moltiplica la sua esistenza negli specchi facendosi elemento dell’opera e al contempo elemento creatore di spazio. La fusione tra le forme e lo spettatore all’interno dello spazio è perfetta e calibrata. La relazione che si crea tra questi è esclusiva.

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Le zucche rivelandosi e sottolineandosi nel lavoro di Yayoi rendono possibile il loro ridimensionamento nella mente dell’artista, che sfrutta l’arte come medicinale per superare la sua avversione per queste, che durante i difficili tempi della guerra le venivano imposte come unico alimento per nutrirsi e sostentarsi. L’eccessivo consumo però delle innocenti zucche non è passato senza lasciare conseguenze, difatti l’elevato numero assuntone ne ha provocato il ragionevole disgusto dell’artista. Per quanto l’esperienza possa essere risultata spiacevole ed essersi dimostrata esasperante a un certo punto, a differenza di tanti altri che tenterebbero di occultare un esperienza traumatica, lei invece non sceglie di relegare un ricordo odioso in un angolo remoto dei suoi pensieri per non prenderne più visione, ma anzi tenta di liberarsene in questo caso facendo fuoriuscire dalla sua mente quelle forme tanto odiate e mettendole in risalto in un tentativo di esorcismo perentorio. Ogni cosa ed esperienza che la traumatizza e la ossessiona va a creare tutta la sua arte, che acquisisce valenze demiurgiche capaci di disinfettare e curare le ferite dell’artista, ombre che porta con sé da una vita intera. Yayoi è un esempio di artista dalla quale tutti dovrebbero prendere ispirazione, forte più di quanto lei stessa non creda, è riuscita a creare negli anni dei capolavori unici e a saper prendere delle scelte difficili, che non solo l’hanno condotta lontano e resa famosa, ma anche che le hanno permesso di riscoprire sé stessa e di lasciare una traccia tangibile del suo spettacolare operato, che ci rende consapevoli della possibilità intrinseca della guarigione e del fatto che a volte a partire da un gorgo oscuro di dolore e sofferenza possa nascere qualcosa di veramente unico e bello.

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