Cristallizzazione identitaria e ritmi controcorrente

 <<I vasi di Shio tendono a deviare il linguaggio – eppure, essi sono paralleli alla sua struttura sintattica.>> cit. Michael Ned

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Shio Kusaka, mostra Shio Kusaka, Gagosian Gallery, Roma, 2017

Avanti, sempre più in là si spinge la grigia ma netta linea che traccia anelli concentrici di rettangoli e di forme più morbide, sinuose, come onde di un delicato mare primaverile; l’occhio va per strade familiari eppure estranee allo stesso tempo e l’incanto ha il sopravvento sulla ragione, ipnotizzate sono così ora le pupille che si dilatano ammirando lo spettacolo che incrocia la loro vista nelle fragili e metodiche linee che si increspano annaspando come in un laghetto nei lavori dell’artista giapponese Shio Kusaka, che con pazienza e dedizione lavora le sue creature con una tecnica magistrale, ottenendo risultati straordinari. Nella personale di Kusaka ospitata alla Gagosian di Roma le opere sono esposte impazienti lungo un basamento ondulato che serpeggiando le scuote ancora di più nonostante il movimento sia già molto sottolineato dall’alternanza vivace delle diverse e varie forme e dimensioni che compongono l’insieme e dalle linee che infestano copiose il loro corpo scultoreo, tutto ciò contribuisce a evidenziare ulteriormente la forza dinamica dei vasi che nonostante la peculiarità del materiale con il quale sono modellate (la porcellana, fragile ma pesante), rivelano la loro sorprendente vivacità.

20180405_124517.jpgLa serie dei vasi più grandi si snoda nella sala centrale ovale: alti, bassi, gonfi come palloni o snelli come colli di cigno, le forme più bizzarre si susseguono mescolandosi ritmicamente in un’alternanza di colori tenui pastello che non stancano l’occhio con la monotonia e la pacatezza, ma che piuttosto l’aiutano ad essere ancora più attento alle differenze, notando ogni più piccola sfumatura che intercorre tra una scultura e l’altra, e ciò diviene utile anche per il discernimento dei motivi che si creano sullo specchio cristallino delle stesse opere; nella porcellana sono infatti disegnate forme geometriche che a seconda del loro modello identificano ogni scultura, regalandogli un’autentica identità di oggetto particolare e unico. Finalmente si riesce a intravedere una parte dell’intenzione che spinge Shio Kusaka a creare i suoi piccoli vasi e anche la serie di sculture più piccole che accolgono il fruitore nella prima sala, diviene più chiara a chi la intravede inizialmente. Nel colore monocromo bianco e nelle forme ridotte questi piccoli gioielli forse più dei loro variopinti e grandi fratelli riescono a entrare in connessione con chi li guarda, ma solo dopo un passaggio intermedio – perdersi nella magnificenza delle grandi dimensioni- dopo ciò si può apprezzare a pieno l’astrattezza e la cura nel dettaglio messa maggiormente in evidenza in queste più oculate opere dove la mano si muove più attenta e la mente presta maggiore attenzione per non rovinare quelli che sono dei piccoli capolavori di manualità.

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Il ritorno al minimalismo in queste opere è pressoché sbalorditivo e il rigore compositivo è altrettanto centrato da Kusaka che può essere considerata come una delle protagoniste assolute della nuova stagione artistica giapponese. Non solo ritorno al minimalismo ma ancora un rimando alla Pop Art e ai suoi temi come la riproducibilità dell’opera d’arte e la questione di cosa possa essere considerato effettivamente arte, ecco quindi l’utilizzo delle forme comuni e più disparate che ricalcano il pensiero di un’arte popolare e consumistica; nonostante la figurazione in forme esistenti come quelle del vaso, l’astrazione primeggia suprema nei lavori dell’artista. Le forme geometriche richiamano l’ordine naturale del mondo; citazione fibonacciana, ricordano gli albori della Storia con l’arte delle civiltà antiche come quella greca che modellava il suo pensiero sulla vita e il mondo nelle terracotte di argilla (anche qui la geometria era fortemente utilizzata, schematizzando lo stesso pensiero della cultura del tempo). Un ritorno al passato ma con la consapevolezza dell’attualità del gesto, astratto e stilizzato in comunione con il pensiero della società del post-umano. Pezzi unici e vasi di Pandora queste opere fondono in loro l’idea di identità, di comunicazione astratta, e di evoluzione aprendo nuove questioni sulla comprensione dell’opera stessa astratta, il rapporto tra comunicazione e incomunicabilità; c’è da pensare che quello che a un primo sguardo sembra un semplice oggetto di arredamento che può essere reperito dovunque sia invece non solo opera di un pregiato artigianato, ma anche creazione d’arte poiché pensata e voluta al mondo dall’artifex. Kusaka imprime il soffio vitale in ogni sua creatura di porcellana e questo le rende organiche, dinamiche e atemporali. Sarebbe il caso di tenere d’occhio un’artista che riesce nonostante il corso dei tempi a dare nuova linfa all’ibrido dell’arte figurativa e astratta.

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