Balula, le ombre svelatrici e le forze incrociatamente dipendenti

<<La combustione e la produzione di carbone sono responsabili delle più antiche manifestazioni nel fare arte. Anch’io tengo occasionalmente un fuoco addomesticato quando fumo una sigaretta e mi piace pensarlo come una torcia portatile e giocare con l’intensità della brace e con le sue variazioni di colore.>> cit. Davide Balula

20170926_152656.jpg

Davide Balula, mostra Iron Levels, Gagosian Gallery, Roma, 2017

Camminando vicino ai muri dei palazzi durante una giornata particolarmente soleggiata ci si può facilmente accorgere di non essere soli, e di avere sempre accanto quel fedele nero compagno, chiamato ombra, che ci scorta costantemente nelle ore solitarie. L’ombra è forma magica e satellite del nostro vivere quotidiano, essa accompagna ogni singolo oggetto nel percorso della sua vita, e così come essa si dimostra leale scorta ogni giorno si riesce a riscoprire il suo ruolo originario proprio nel lavoro di Davide Balula, artista di origine portoghese e naturalizzato francese, che ne mostra le immense ed infinite possibilità di espressione in una mostra come quella di Iron Levels ospitata presso gli spazi della Gagosian di Roma. Qui l’ombra non è intesa nel suo senso più comune, ma viene invece interpretata nel ruolo di calco negativo e di impronta che lascia la sua traccia dopo l’inevitabile contatto. È ciò che resta dell’accaduto, perciò è conseguenza di un’azione e di evento così come le ceneri dopo la combustione.

 

Tele grigie tempestate di invasori curiosi sono quelle proposte da Balula con la serie dei Burnt Paintings che vanno ad occupare la sala centrale della galleria. In questi l’idea di ombra viene data non solo dall’impronta che lascia il contatto diretto con il carbone, ma anche dai resti stessi del fenomeno fisico della combustione; questi due elementi si alternano così in un carosello ciclico, perennemente in contrasto e perennemente in armonia, poiché legati indissolubilmente dalla natura tra di loro estremamente possessiva. I segni neri divengono esploratori in un universo perturbante, che anche se potrebbe apparire nuovo in realtà è conosciuto molto bene dagli stessi; sono il processo chimico e quello fisico che legano la materia negli stati del suo essere, l’artista mette così in evidenza la relazione che intercorre tra le varie fasi e tra i cambiamenti che avvengono durante tutta la durata del processo. Esperienza estraniante si pone come occasione per poter familiarizzare con cose che abbiamo dimenticato, con il gioco di forze e destini che si susseguono ciclicamente in natura. Sicuramente quello che Balula riesce a mostrare è la dinamica della trasformazione e di quel che vi è dietro le quinte della stessa, ciò è ben visibile anche nell’opera Untitled posta proprio all’inizio del percorso espositivo: un metal detector insolitamente legnoso si pone come un guardiano attento all’ingresso dell’esposizione; porta alchemica immerge il visitatore in un mondo altro, al di fuori dai normali schemi del tempo lineare, controllando però prima colui che si appresta a penetrare nel nuovo impero, un grande fratello che rivela l’insensatezza di qualcosa di estraneo all’interno degli indumenti portati giornalmente, il metallo viene smascherato come un nemico decisamente insolito, poiché è corpo estraneo al corpo stesso. Con Air Between Fingers invece l’artista si mette nella condizione di indagare l’assurdità che è implica nella relazione instaurata tra tempo e spazio; qui la vicinanza e lo spazio sono percepiti distopicamente tramite un video nel quale due dita tentano di toccarsi ripetutamente, venendo a contatto solo alcune volte quando la distrazione lo concede. Prossimità e lontananza giocano quasi fossero due vecchi compagni di classe il gioco della casualità e in questo esplorano la loro dimensione di paradosso. Idle Hands fa invece scoprire al fruitore il vero significato del reale in cui abita giorno per giorno, conducendolo durante un attimo inaspettato nella dimensione della concretezza della vita, attraverso un’ opera che si consegna direttamente nelle mani del visitatore come dimostrano le sfere di metallo che una volta poste nei convessi palmi ridonano la vista a chi non vede, impostando le coordinate essenziali che caratterizzano la vita: il suo peso e la sua vivida durezza. La gravità acquista forma e nonostante la sua invisibilità, proprio in questo lavoro essa come un pugno nello stomaco rivela la sua continua presenza.

20170926_152622
Fisica, chimica e pensiero liquido intersecano i loro assi sull’asse cartesiano per dar vita a delle opere di estrema profondità e sensibilità. La delicatezza che ne deriva diviene cifra stilistica di un’artista che si è sempre dimostrato molto attento a concetti come quelli di percezione e leggerezza. Non bisogna dimenticare infatti gli esperimenti-performance intitolati Mimed Sculptures condotti in Svizzera nel 2016, che ricreavano le sculture di artisti famosi tramite l’imitazione mimica delle stesse nella trasparenza impalpabile dell’aria. Diversamente da questo caso in Iron Levels il senso della percezione decide stavolta di legarsi non alle emozioni ma alla scienza, materia oggettiva di analisi del mondo, e nonostante ciò essa non perde la sua unicità e le sue peculiarità, anche in questo percorso infatti si possono riscontrare le condizioni essenziali dell’arte empirica di Balula; un’arte che insegna a riconoscere la parte più nascosta dietro la realtà visibile ed a interrogarsi sulla sua funzionalità, sul suo modo di sorreggere quello che vediamo, e che inoltre mette in evidenza la processualità degli iter e la loro essenzialità per la vita svelando la meraviglia intrinseca del sistema all’origine di tutto.

20170926_152809.jpg