Alessio Deli, visioni angeliche

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“Attraverso l’arte cerco di esprimere emozioni e tensioni che animano l’essere umano.” cit Alessio Deli

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Alessio Deli, mostra “La bellezza e la ruggine”, Sala della chiesa Santa Rita, Roma, 2016

Ruggine, quante volte ci siamo tagliati, feriti e per giorni siamo stati attanagliati dalla paura di aver contratto una letale malattia? Sicuramente il vedere questa materia così ambigua da lontano ci ha affascinato molto di più e spaventato molto meno, rispetto ad averne esperienza con un incontro ravvicinato. L’immagine vivida del bruno metallo squarciato riporta subito la mente a pensieri melanconici, quasi come quando nei cieli autunnali guardiamo le foglie che fluttuanti, dopo la loro vivace danza cadono gementi a terra. Il senso del disfacimento e del logoramento rimangono così impressi nei nostri pensieri che tante volte cerchiamo rifugio in posti vivaci ed esuberanti, così colorati che non ci lascino pensare, distraendoci dai nostri tristi pensieri. Alessio Deli tenta con la sua opera di capovolgere questa logica di decadimento, generando la vita dalla polvere. L’invecchiamento e le cose rotte non sono più simboli di inevitabile futura morte, ma si trasmutano in oggetti pieni di vita e di speranza. La corrosione dona la vita e l’odiato ticchettio del tempo che passa riavvolge il suo corso tornando indietro, come quando in altri tempi si riavvolgevano le videocassette per poterle nuovamente guardare.

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Figure diafane, leggere e incostanti si susseguono nella mostra “La bellezza e la ruggine” nella Sala Santa Rita dell’ex chiesa omonima in una sfilata che ha le sembianze di un ballo senza tempo. Seminate nello spazio circolare, in effetti le figure femminili sembrano invitarci a danzare con loro, prendendo atto del loro stato instabile, tra realtà e finzione, tra verità e inganno. Sono figure in bilico quelle che si possono osservare, immerse in una realtà ovattata che le rende ancora più intriganti. Il dissidio creato tra la loro matericità di figure fatte di materiali poveri ma concreti, e la spiritualità che emanano dalle loro forme regala un inatteso senso di armonia e meraviglia. Come angeli scendono dalla realtà trascendente e incantano l’umano, facendogli trasparire per qualche secondo la realtà altra di cui sono annunciatrici. La delicatezza e la bellezza unica di queste angeliche figure sbalordisce non poco il visitatore, in quanto la loro nascita è figlia della felice unione di materiali poveri come l’argilla e la ruggine, che non poche volte vengono scioccamente considerate anche di poco gusto. La povertà non piace a nessuno, ma in questo caso il sensibile accoppiamento di mezzi estranei al tradizionale mondo estetico incarna perfettamente la volontà dell’artista di far intravedere la bellezza che esiste anche in ciò che può sembrare privo di valore.

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Il senso di sacralità emanato dalle apparizioni è forte e costante in ognuna di esse. Ne nasce una riflessione sul tema del sacro che porta il fruitore ad interrogarsi sulla sacralità dell’immagine, ma anche sulla questione spinosa di cosa realmente può essere considerato sacro e da cosa nasce la spiritualità? Sono argomenti e questioni evidentemente non da poco conto e dalle risposte difficili e contorte. Nonostante ciò le statue innescano l’inizio della riflessione e ne conducono anche il processo. La loro bellezza nata dalla polvere riesce ad essere traghettatrice di anime e spiriti, che si elevano immergendosi negli abissi inesplorati di un pensiero profondo. La luce è quel che si riesce ad intravedere solo grazie all’esistenza delle magiche chimere, che illuminano le oscurità del pensiero. Il conflitto tra materia e spirito viene lietamente risolto nelle immagini delle candide figure che con la loro purezza e la loro fragilità fanno da mediatori tra i due universi. Deli sottolinea in particolare la loro funzione di figure messaggere e testimoni di un’altra realtà, aprendo quindi uno squarcio nell’animo e nelle credenze del fruitore, che è costretto finalmente a interrogarsi sulle sue posizioni religiose. Opere mirabili con la loro potenza evocativa sono il canto delle sirene che conduce lo spettatore stavolta non verso gli scogli e una triste fine, ma verso la conoscenza di qualcosa di altro e quindi verso la speranza, la speranza di una realtà eterna.

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