Shiro Takatani, la magia della pioggia

“Le nuove tecnologie ci permettono di catturare ogni istante e di osservare ogni più piccolo dettaglio. È un processo in cui possiamo afferrare il tempo che non possiamo vedere, sentire.” cit. Shiro Takatani

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Shito Takatani, Sti/ll 3d water matrix, mostra “DigitalLife”, Macro Testaccio Pelada, Roma, 2016

Cosa si prova quando si vede avverarsi davanti ai propri occhi una magia? La sensazione è molto simile a ciò che si prova di fronte all’opera di Shiro Takatani “St/ill 3d water matrix” ospitata nella mostra DigitaLife al Macro Testaccio Pelada. Si resta intontiti, paralizzati. E’ una vera magia o un trucco ben congegnato? Ovviamente la risposta è ovvia in quanto la magia non esiste, ma se si prova a immaginare come potrebbe presentarsi nel mondo reale probabilmente le sue fattezze non sarebbero così diverse da quelle assunte, illusoriamente, in quest’opera, che ci riporta a quando eravamo bambini e credevamo alla magia senza batter ciglio, come se il mondo ed ogni cosa che lo abitava non potesse esistere senza quell’aura magica, che lo circondava e che lo animava. L’aria era frizzante e piena di aspettative ed è proprio quest’aria che riesce a ricreare Takatani.

img-20161016-wa0044Milioni di particelle d’acqua danzano sospese senza sosta nel 3d water matrix, macchina generatrice attraverso le sue 900 valvole dà vita a uno spettacolo unico e a coreografie sensazionali. Ad un primo sguardo s’immagina che l’artista abbia voluto ricreare un agente atmosferico, ma rimanendo a guardare si nota come questa pioggia sia un tipo di pioggia atipica, argentea e brillante, scende e sale in un continuo ciclo di nascita e morte. Creazione e distruzione si alternano nel loro incessante corso. La vita si manifesta solo per pochi istanti, quelli concessi alle gocce che inesorabilmente si dissolvono. Il precipitare non è più azione apocalittica che porta alla fine e alla distruzione. Essa viene vissuta piuttosto come azione positiva che conduce alla rigenerazione della forma. Le evoluzioni assumono forme geometriche, spirali, linee, diagonali, cerchi e a volte forme meno geometriche come cuori e macchie. La trasformazione è continua in questo tempo, ma si tratta di tempo atemporale in quanto l’atmosfera che viene creata è soffusa, sospesa, ferma. Dinamismo e staticità si confrontano in una lotta che porta ad uno strano, ma efficace equilibrio. Guardare questa particolare pioggia in effetti dona un insolito senso di benessere e armonia.

img-20161016-wa0041Opera profondamente poetica, plasma artificialmente l’invisibile dandogli una forma in continua evoluzione. L’artificialità costruisce l’illusione nascondendo la sua reale natura di congegno. Le valvole magnetiche vengono infatti offuscate dalla luce che le divora. E’ surreale, il tempo è fermo ma allo stesso tempo si muove. Le variazioni sono alla base dell’illusione, prima piano poi più velocemente la gocce cadono imperterrite suggerendo allo spettatore ipnotizzato il ritmo incalzante di una giornata piovosa. La realtà è resa quasi perfettamente, ma viene contaminata dall’incontro con l’irrealtà che i disegni producono. In questo incontro tra realtà e irrealtà è racchiuso il segreto, il trucco che crea la magia. Così nasce un’opera di magica, talmente verosimile da creare non solo l’incanto, ma anche la realtà di ciò che appare. Questa è la favola e la speranza, una realtà cristallizzata nelle fattezze di un incantesimo, che grazie all’immaginazione e al meccano prende forma, divenendo visibile nella sua perfetta irrealtà.

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Andrea Frasser. L’1% c’est moi

“Per me, questo è il momento più importante nella performance. E’ quando io non ho più l’intenzione di essere l’esecuzione, e sto lì dicendo: “Eccomi. Questo è ciò che conta per me essere qui “. Diventa un momento, non direi redenzione esattamente, ma qualcosa al di là della terra bruciata.” cit. Andrea Frasser

Analizzare spesso è la chiave per conoscere realmente l’oggetto del nostro studio. Attraverso la ricerca e lo studio si può arrivare ad avere una piena coscienza di ciò che si sta prendendo in analisi. La possibile critica nasce dalla conoscenza che si ha sull’oggetto in questione, quindi l’analisi non è solo mezzo di scoperta, ma anche intelligente strumento di opinione. La sua facoltà di condurre in un percorso iniziatico di conoscenza permette la formazione di idee, che assumono il potenziale funzionale di opinione. Opinione che è ipotesi documentata, e che perciò può risultare maggiormente vera rispetto ad ipotesi non dimostrabili. La critica scaturisce quindi necessariamente dal confronto tra le ipotesi documentate, che attestano quel qualcosa che crea squilibrio nel sistema. In questo modo le falle vengono individuate repentinamente e su di esse può nascere la riflessione vera propria di un’artista come Andrea Frasser che nella mostra “Andrea Frasser. L’1% c’est moi”, presso il Macba di Barcellona, riesce a creare analogie e corrispondenze portando in evidenza i punti deboli di ogni sistema cristallizzato.

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Seguendo il percorso ci si rende conto della sua suddivisione in settori, ognuno dei quali analizza un diverso tema. C’è il settore “Musei” che si occupa della relazione imprescindibile tra il fruitore-spettatore e il luogo dedicato all’esposizione e delle dinamiche che possono svilupparsi tra questi. Il settore sulla “Globalizzazione”, che prende in questione gli effetti derivati dalla spasmodica crescita esponenziale di quest’ultima negli ultimi anni, una globalizzazione che mai sazia ingoia sempre più voracemente ogni cosa. Il settore “Un bello spettacolo vero?” che si sofferma sul tema del consumo culturale e dei suoi effetti. Poi si trova quello “Fantasie Buttate” dove si ricerca il nesso che collega gli investimenti emotivi nell’arte e i contesti sociali e politici nei quali si investe. Infine l’ala dedicata a “Il personale e il politico” che si concentra sulla duplice relazione dei rapporti intimi e su di quelli pubblici.

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Le opere quindi si alternano a seconda del settore di appartenenza. Tra quelle più significative troviamo “Monumento às Fantasias Descartadas”, monumento realizzato con i costumi usati durante la sfilata di carnevale di Rio de Janeiro e poi gettati al termine dell’evento. Con questo agglomerato di vestiti l’artista intende aprire la riflessione sul gesto del buttare, che è in realtà segno intriso di ulteriori implicazioni. Altra opera molto discussa è “Untitled” nella quale l’artista si mostra in tutta la sua intimità di donna, mentre è intenta nell’atto sessuale. Non si tratta semplicemente dell’azione, questa assume rilevanza solo se accostata all’idea di potere. Tra desiderio e potere si instaura un rapporto di dominanza, che subordina il primo al secondo. Chi desidera è potenzialmente controllabile perciò è un elemento a rischio e chi viene desiderato ha potere quindi domina ed è elemento pericoloso. E’ questa la dialettica che viene mostrata e che in un primo momento può non essere rintracciata, nascosta com’è nella sua apparenza. In un’altra videoperformance “Official Welcome” Frasser recita prima i panni dell’uomo indossando pantaloni e cravatta, per poi svestirsi e restare nuda reclamando il reale ruolo delle donne e denunciando il loro stato attuale che verte in una finta indipendenza e in una falsa accettazione da parte del maschio.

img_4092La domanda, evento scatenante dell’analisi è “Che cosa dobbiamo aspettarci dall’arte?”. La non facile risposta viene perentoriamente cercata nell’opera della Frasser, che ci sorprende costruendo un excursus di ciò che dovremmo e di ciò che non dovremmo aspettarci. Grazie alle teorie di Pierre Bourdieu inerenti i campi sociali Frasser può inoltrarsi nel campo della critica istituzionale per investigare i problemi interni al sistema dell’arte. Lo strumento che predilige nella sua indagine è il video, strumento in grado di registrare le varie performance dell’artista trasformando il loro DNA in quello di documenti-testimonianze. Con una spiritosa ironia e la singolare particolarità di ogni video performance Frasser dà luogo a dibattiti appassionati e fa emergere riflessioni taglienti sul mondo dell’arte che viene inquadrato nei suoi lati nascosti, ma allo stesso tempo reali. La sensibilità e la perspicacia divengono strumenti di ricerca essenziali, tramite i quali l’artista, come un medico, riesce ad individuare i sintomi di un malessere radicato nei meandri che costituiscono il sistema.

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La critica istituzionale che è l’indagine all’interno del sistema dell’arte, è lo studio preso in considerazione dalla Frasser per i suoi esperimenti-opere. Attraverso l’analisi e lo studio l’artista riesce a risalire le trappole imposte dal sistema dell’arte che implica in sé stesso enormi contraddizioni, creando nei suoi lavori piccole oasi di contestazione e di dibattito , che di solito vengono spesso giudicate aspramente proprio da coloro che operano all’interno del sistema preso in esame. La critica nasce sia come vera forma di giudizio sia come mezzo per sollecitare una rivoluzione del pensiero comune, che deve aprirsi alla realtà dei fatti in modo così da acquisire l’armatura contro le contraddittorietà proposte da questo complesso sistema. Frasser conduce un’indagine all’insegna della verità. Verità composta a volte da luci a volte da ombre. L’analisi viene incentrata sull’elaborazione delle varie sfumature che caratterizzano il sistema. L’attenzione si concentra poi su ciò che mostra contraddizioni, elementi pochi chiari e incomprensioni. La riflessione attiva che il fruitore deve dunque svolgere è proprio su questi elementi oscuri ed ambigui. Una mente attiva è così in grado di intravedere e di giudicare autonomamente i chiaroscuri e tutte le problematiche imposte nel sistema artistico ed è questa l’efficacia della Frasser, lei, evento inaspettato, dà le chiavi per poter comprendere e vivere serenamente questo mondo di finzione abbagliante.

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